“Buongiorno visitatori, sono Giorgio Castriota, ma tutti mi conoscono come Scanderbeg: sono l’eroe nazionale albanese, perché sono stato l’unico condottiero a resistere all’invasione ottomana della mia terra, intorno alla metà del XV secolo. Sono di nobile famiglia: mio padre, Giovanni Castriota, governava diversi territori situati tra le montagne e la costa adriatica. Erano anni difficili: l’impero ottomano avanzava rapidamente nei Balcani e molti prìncipi locali erano costretti a scegliere tra la sottomissione o la guerra. All’epoca era d’uso che i giovani nobili, per dimostrare fedeltà al sultano, fossero consegnati come ostaggio agli Ottomani e così, negli anni della mia giovinezza, vissi alla corte del sultano e ricevetti un’educazione raffinata e un severo addestramento militare. Combattei anche a lungo nell’esercito turco, fino a quando nel 1443, il forte desiderio del ritorno in patria, mi spinse a lasciare le truppe del sultano, approfittando della confusione seguita a una loro sconfitta in battaglia.
In Albania iniziò la mia resistenza! Una delle imprese più straordinarie del tempo. Nessuno riusciva a opporsi al forte esercito ottomano così come feci io per ben 25 anni! Conoscevo perfettamente i monti e le vallate della mia terra e così, nonostante potessi contare su un numero limitato di soldati, colpivo rapidamente, creavo imboscate in ogni valle e a ogni valico… Divenni famoso in tutta Europa; perfino il re Ferdinando I d’Aragona chiese il mio aiuto, quando si trovò in difficoltà nella lotta per il Regno di Napoli. Fui ricompensato con feudi nel Mezzogiorno, creando un legame destinato a durare nei secoli tra la mia famiglia e l’Italia. Purtroppo il destino mi attendeva al varco: nel gennaio del 1468, mentre preparavo una nuova campagna militare, sono morto di malaria, ad Alessio, in Albania, a soli 60 anni. Mi hanno dedicato piazze e monumenti, il mio ricordo è ancora vivo nella memoria delle tante comunità arbëresche fuggite in Italia a causa dell’inesorabile avanzata dell’Impero Ottomano che non trovava più nessuno a fermarlo.”