San Paolo Albanese è il più piccolo comune della Basilicata e del Parco Nazionale del Pollino e grazie alla sua posizione, offre un vastissimo e spettacolare panorama.
Ecco la sua storia…
Intorno al 1534, una piccola comunità di origine albanese si insediò qui, in queste terre aride, nel versante nord-orientale del Pollino, grazie a una concessione del re di Napoli. Erano salpati da Korone, antico porto del Peloponneso per fuggire all’invasione ottomana dei Balcani, e portavano con loro le tradizioni, la lingua, i costumi, i riti religiosi. Da allora, fino a oggi, Shën Paliji, San Paolo in lingua arbëresche, conserva intatto tutto ciò, grazie alla volontà della sua comunità e alla posizione geografica isolata del borgo, a circa 850 m. di altitudine, sulle pendici del Monte Carnara. San Paolo Albanese, fino alla prima metà del XIX secolo, ebbe il nome di Casalnuovo di Noya; nel periodo fascista assunse temporaneamente il nome di Casalnuovo Lucano; nel 1962, viene, definitivamente, cambiato il nome in San Paolo Albanese (albanese, come attributo perché edificato dagli albanesi nella prima metà del XVI secolo; la sostituzione del nome si è resa necessaria per distinguerlo da altri omonimi tuttora esistenti).
Al loro arrivo in queste terre gli albanesi vengono confinati in zone montane, trasformati da pastori nomadi in contadini, che si dedicano all’allevamento, ma, soprattutto, che imparano a disboscare, arare e coltivare la terra. Questo relegarli in terre impervie e aride è di grande utilità economica alla corona, perché cominciano a far fruttare terre che fino allora sono state, quasi completamente, disabitate e improduttive. Nel tempo, la situazione per gli albanesi di San Paolo si evolve e dopo la fine del XVIII secolo cominciano ad associare la pastorizia alla coltivazione delle terre, degli uliveti, delle vigne, iniziando, anche, ad avviare scambi con le comunità vicine, partecipando attivamente alle vicende storiche, distinguendosi sia nella vicenda della nascita e della fine della Repubblica Partenopea, sia nella repressione del brigantaggio e successivamente nei moti insurrezionali del 1848-1860.
L’odierna identità di San Paolo è da considerarsi il risultato di scambi dinamici che, nell’arco del tempo, la comunità arbëreshe ha stabilito con gli autoctoni, ed ha comportato anche momenti e fasi di conflittualità, che devono essere esaminati in un quadro armonico che va dal momento dell’insediamento ai nostri giorni.